Skip to main content

Spesso chi sta uscendo dalle abbuffate, ignora delle conquiste fatte che invece sono fondamentali per rinforzare il comportamento e condursi fuori. Andiamo insieme a scoprire cosa sono le non abbuffate e le altre forme di conquista spesso trascurate.

Il fine dell’articolo è quello di farti conoscere la realtà delle abbuffate in modo da poter essere d’aiuto a te o magari a una persona a te vicina. In questo articolo non si trova la spiegazione del mio metodo per uscire dalle abbuffate, questo non è il contesto adatto per spiegarla perché necessità un inquadramento più ampio.
Se quello è ciò che ti interessa, c’è il mio libro TANTO DOMANI NON MANGIO, lì trovi la metodologia che come coach uso per far sì che chi ne soffre possa uscire dal labirinto delle abbuffate. Se è di questo che senti la necessità, è lì che troverai la risposta. Anche in fondo all’articolo trovi il link per acquistarlo.

Ci sono conquiste molto difficili da intercettare per chi sta uscendo dal labirinto delle abbuffate. Ma tu, oggi, avrai gli strumenti per vederle, riconoscerle e farle notare alla tua persona del cuore, soprattutto quando rischia di ignorarle. 

Nei precedenti articoli ti ho mostrato le difficoltà, i momenti di crisi e gli ostacoli che caratterizzano l’esperienza di chi è all’interno del labirinto delle abbuffate. Adesso conosci sia gli aspetti più intuitivi che quelli meno intuitivi. Hai imparato quali sono gli elementi distintivi di un’abbuffata; hai scoperto quali sono le tipologie di restrizioni applicate frequentemente da chi si abbuffa; hai compreso come si inserisce e agisce il mindset del perfezionismo nella dinamica delle abbuffate e hai scoperto i punti critici del rapporto che queste persone instaurano con il proprio corpo.

Oggi esploriamo un altro terreno: quello delle conquiste.

Fortunatamente ed evidentemente dalle abbuffate è possibile uscirne, anche se il processo non è semplice.

Il percorso di uscita dalle abbuffate è costellato da una serie di momenti vittoriosi, che devono essere riconosciuti e celebrati.

Pongo l’attenzione su questo aspetto perché molto spesso le conquiste di chi viene fuori dalla dinamica del binge eating non sono facilmente riconoscibili e quindi non sono semplici da mettere in evidenza, da supportare e da festeggiare.

Anzi, a volte le conquiste possono essere trattate con un atteggiamento critico e ricevere delle osservazioni dall’esterno che vanno in direzione opposta rispetto alla celebrazione. 

Nelle prossime righe ti indicherò cosa puoi fare e qual è il tuo ruolo nella celebrazione dei traguardi. A questo proposito, spero che, come ti ho suggerito nello scorso articolo, tu abbia iniziato ad instaurare un dialogo di scambio reciproco e di apertura su questo tema con la tua persona del cuore. Prima di portarti alla scoperta delle conquiste, aggiungo alcune indicazioni utili per te nel portare avanti questo scambio. 

Innanzitutto, non forzare i tempi. Se la persona non è pronta a parlarne direttamente, aspetta, oppure proponile l’uso di altre vie di comunicazione, come la scrittura: per qualcuno potrebbe essere molto più immediato scrivere piuttosto che parlare. 

Inoltre, ti chiedo di non forzare la profondità della conversazione. Questo perché parlare del rapporto con il cibo è molto complesso per chi si abbuffa. Spesso, infatti, sono persone che hanno un passato disseminato di esperienze negative a riguardo, in cui, quando sono riuscite ad aprirsi, hanno ricevuto risposte come: “Ma dai! Ne fai una questione troppo importante!” oppure “Non so come tu faccia a non smettere di mangiare!”. Lascia che la persona si spinga nel dialogo al livello di profondità e intimità che desidera. Adotta l’atteggiamento di chi esplora un ambiente che non conosce ma che rispetta, come quando si entra in un edificio sacro di una religione a cui non si appartiene, ma che comunque ci si sente di rispettare.

Se senti il desiderio di emettere un giudizio, sappi che è del tutto normale. Tuttavia, è funzionale fermarti, notare quella tua spinta interna e lasciarla andare, in modo che quel giudizio non influenzi la tua comunicazione. È anche possibile che tu avverta una spinta interna a dare un consiglio. Se pensi che possa essere un ottimo consiglio, prima di darlo puoi chiedere alla persona se vuole riceverlo e soprattutto se gradisce riceverlo in quel momento, o al contrario se sarebbe meglio parlarne in un’altra situazione.

Dopo questi suggerimenti, possiamo addentrarci nel terreno delle conquiste. Ho la fortuna di poterne parlare perché in prima persona sono uscita dal labirinto delle abbuffate e non solo, ho assistito e assisto, giorno dopo giorno, molte persone che riescono a venirne fuori.

Le conquiste possono essere suddivise in 3 grandi gruppi (più un bonus):

  1. Mangiare di più, regolarmente. Questa prima tipologia di conquista riguarda il riuscire a mangiare più cibo durante i pasti oppure il non saltare più i pasti. Perché questa è una vittoria?
    Ricordo che, quando mi abbuffavo regolarmente, nelle successive 24-48h mi alimentavo con poco o nulla, cercando di allenarmi il più possibile: questo era il mio modo per compensare le ingenti quantità di cibo ingurgitate. Mi ricordo che le persone mi chiedevano come riuscissi a saltare così spesso i pasti. La risposta era nelle 10.000 calorie ingerite nelle ore precedenti, che mi tenevano effettivamente sazia per un bel po’. Adesso capisco la loro domanda: da quando mi alimento in maniera più regolare, non riesco più a non mangiare per così tanto tempo e se devo farlo ne percepisco la difficoltà. Ecco che, mettendo in luce questa dinamica, la difficoltà a saltare i pasti e la difficoltà a restringere molto è una conquista da celebrare. Lo evidenzio perché non è un aspetto che solitamente viene celebrato dalla nostra società, anzi, a volte può essere oggetto di giudizi e commenti critici. Ad esempio, se una persona che non ha mai fatto colazione, inizia a farla, qualcuno potrebbe osservare: “Eh! Hai visto? Non ce l’hai fatta più a seguire la dieta come prima, dove è finita la forza di volontà?”. In realtà, quella persona sta finalmente facendo colazione perché la sera prima non si è distrutta ingurgitando qualsiasi tipo di cibo. Quella colazione è una conquista, non una debolezza. È una vittoria anche ordinare il dessert al ristorante perché potrebbe essere frutto della fiducia e della consapevolezza che quel dolce non condurrà ad una abbuffata che si svolgerà a casa. Non riuscire a restringere è una conquista, ed è una conquista da celebrare.
  2. Riuscire a cambiare programmi che riguardano il cibo in maniera piuttosto veloce. Ricordo che, quando mi abbuffavo e di conseguenza decidevo che nelle ore successive avrei digiunato, per me era fondamentale sapere come si sarebbe svolta l’alimentazione nelle giornate successive. Stabilire un programma alimentare e ripercorrerlo mentalmente era un tentativo per me di recuperare, almeno in parte, la situazione. Ad esempio, pensavo: “okay, all’ora di pranzo prendo solo un caffè, poi stasera torno a casa, bevo un tè e dormo”. Ripetevo nella mia mente questo film, che ancora si doveva svolgere, per decine di volte. Ripeterlo mi dava un’ illusione di controllo. Perciò, qualsiasi invito imprevisto, come quello di un’amica che mi dicesse: “Angi, visto che siamo fuori ti va se ci fermiamo a mangiare qualcosa?” mi gettava nel panico. Non potevo discostarmi dal programma fatto, non potevo cambiare il film che stavo ripetendo nella mia mente, perché quel progetto era l’unico appiglio che avevo dopo un’abbuffata. Poter rispondere “sì” ad una cena improvvisata è una conquista da celebrare, ricordalo!
  3. La capacità di saltare gli allenamenti. Anche questa terza tipologia di conquista è da evidenziare, perché non è qualcosa che la nostra società solitamente celebra. Ricordo che, per me l’unica attività che alleviava in parte la disperazione di un’abbuffata agita era l’idea di poter poi andare a correre. È successo rarissime volte nel corso di tanti anni che la mattina dopo mi fosse impossibile allenarmi, poteva impedirmelo solo un infortunio oppure lo stare davvero troppo male per il cibo ingerito la notte precedente. Gestire il post abbuffata senza sport per me era la definizione di inferno. Invece, quando una persona arriva a darsi il permesso di saltare un allenamento senza che questo provochi una sofferenza intollerabile, significa che sta riacquisendo fiducia e sta lavorando sul rapporto che ha con il proprio corpo e con il cibo. Il fatto che una persona si dia il permesso di non allenarsi è una conquista da celebrare. 

Ecco il bonus. La conquista più ricercata: la non-abbuffata. La non-abbuffata è ritornare da una cena a buffet senza la voglia di vomitare e scomparire dal mondo perché si è ingerito troppo cibo. La non-abbuffata è fare la spesa e compare ciò che è utile per nutrirsi e non ciò che serve per farsi del male la sera. La non-abbuffata sono tutte quelle situazioni in cui in passato si sarebbe ricorso al cibo e invece si riesce a non farlo. 

Giorni fa ho ascoltato la testimonianza di una persona che ha fatto per tanto tempo uso di sostanze stupefacenti e ne è fuori da 5 anni. Ogni singolo anno, i suoi genitori, la portano a cena fuori a festeggiare l’anniversario di questa conquista. Pensa che gesto potente: quei genitori invece di rimproverarla per ciò che è stata, festeggiano con lei ciò che non è più. 

Allora a questo punto ti chiederai: qual è il tuo ruolo in tutto questo?

Anche in questo caso, sei tu a conoscere la tua persona del cuore e a sapere se desidererebbe essere celebrata nelle sue conquiste oppure preferirebbe di no. 

Intanto, però, puoi iniziare a considerare le conquiste come tali e non pensare che un tiramisù preso al ristorante sia un brutto segno o sia qualcosa da far notare in tono di critica. 

Oltre a ciò, potresti provare a suggerirle delle celebrazioni e dei festeggiamenti periodici delle sue conquiste

Inoltre, se fate questo viaggio insieme, nei momenti in cui è scoraggiata e pensa di non farcela o di non fare abbastanza, potresti ricordarle di tutte le abbuffate che è riuscita ad evitare fino a quel momento. Ricorda, la tua persona del cuore è probabilmente perfezionista, questo mindset la porterà nel processo a notare sempre tutto ciò che, secondo i suoi parametri, ancora “non fa bene” o “non fa come vorrebbe”.

Invece, tu che noti le sue conquiste da fuori, puoi fungere da promemoria di ciò che è stata, di ciò che sarà e di ciò che vuole essere. So che ti sto proponendo un incarico molto importante, ma se sei arrivato a leggere questo articolo, e se nel tuo bagaglio inizia ad esserci sempre meno la tendenza a giudicare, in tutta probabilità sei anche pronto per questo nuovo compito.

Le informazioni riportate sono frutto della mia esperienza personale di cui parlo nel libro Tanto domani non mangio, disponibile su Amazon, in versione Kindle e cartacea.