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Come si supporta una persona dentro al labirinto delle abbuffate? Leggi questo articolo e trova soluzioni per esserti di supporto, se necessario.

Il fine dell’articolo è quello di farti conoscere la realtà delle abbuffate in modo da poter essere d’aiuto a te o magari a una persona a te vicina. In questo articolo non si trova la spiegazione del mio metodo per uscire dalle abbuffate, questo non è il contesto adatto per spiegarla perché necessità un inquadramento più ampio.
Se quello è ciò che ti interessa, c’è il mio libro TANTO DOMANI NON MANGIO, lì trovi la metodologia che come coach uso per far sì che chi ne soffre possa uscire dal labirinto delle abbuffate. Se è di questo che senti la necessità, è lì che troverai la risposta. Anche in fondo all’articolo trovi il link per acquistarlo.

In questo articolo ho due intenzioni. La prima è fornirti tre indicazioni pratiche su cosa fare per alleggerire il carico alla tua persona del cuore, per offrirle momenti davvero rigeneranti e per tifare per lei al meglio.  

La seconda intenzione è condurti alla scoperta di una parte di te, che probabilmente non vorresti interpellare e che forse hai pensato di tenere completamente fuori in questo gioco di squadra, ma che, invece, potrebbe rivelarsi molto preziosa.

Tengo a ribadire che non stai diventando lo psicoterapeuta della persona a cui vuoi bene, piuttosto stai assistendo alla sua impresa.

Di seguito ti suggerisco i tre comportamenti operativi da attuare per essere di supporto:

  1. Crea intenzionalmente momenti di condivisione che non abbiano necessariamente a che fare con il cibo. Viviamo in una cultura in cui il cibo è al centro del ritrovarsi. Se pensi all’ultima volta che hai festeggiato qualcosa o all’ultima volta in cui hai preso appuntamento con una persona cara, scommetto che c’era del cibo. Laddove c’è convivialità, è presente il cibo. Non c’è niente di sbagliato in questo: il cibo arricchisce l’esperienza di tanti, porta con sé la cultura, la tradizione e le norme sociali. Considera che, per chi è dentro il labirinto delle abbuffate, il cibo è un catalizzatore di energie e attenzione. Una persona che ha un normale rapporto con il cibo, durante una cena con amici, pone circa il 90% della sua attenzione sulla conversazione e sulle relazioni e solo il 10% sul cibo. Quel 10% di attenzione potrebbe diventare un 20% o 30% quando arriva il suo piatto, ma quella percentuale rimarrà all’interno di un range tale per cui la persona non è mai così tanto concentrata sul cibo da non riuscire a seguire le conversazioni. Per chi lotta contro le abbuffate, la situazione è diversa: il cibo può arrivare ad assorbire fino al 90% dell’attenzione. Questo comporta che solo il 10% dell’attenzione e delle energie potranno essere investite su tutto il resto. Non sono momenti semplici, né tantomeno rigeneranti. Ciò non significa che sono situazioni necessariamente da evitare, però puoi creare dei momenti di contatto, di condivisione e di cura, in cui il cibo non è centrale. Sono momenti in cui la tua persona del cuore può essere maggiormente presente perché non deve destinare gran parte della sua attenzione alla gestione del cibo. Pensa ad una attività che non ruota attorno al cibo da fare con la tua persona del cuore, per aiutarla a rigenerarsi e per condividere insieme un momento di qualità.
  1. Fai notare alla tua persona del cuore quando e quanto è forte e trattala come una persona forte. Come si fa a ricordare a qualcuno quanto è forte? È una domanda che, come coach, mi sono posta in diverse circostanze, soprattutto quando mi rivolgo a persone che sono dentro il labirinto delle abbuffate e che hanno sviluppato quella che si definisce impotenza appresa. L’impotenza appresa è una condizione in cui la persona si convince di essere incapace nel controllare determinate situazioni, apprende di essere impotente in specifici ambiti della propria vita, pertanto si considera senza speranze. Se c’è impotenza appresa non c’è cambiamento, perché si percepisce il cambiamento come qualcosa di non realizzabile, quindi è il primo aspetto da sradicare. Se una persona pensa che non ce la farà mai a costruire un rapporto più sereno con il cibo, istintivamente verrebbe di contraddirla con affermazioni come “certo che ce la fai! Niente è impossibile”. Ma, come ti aspetterai, perché magari in altri ambiti lo hai sperimentato anche tu, questa frase non solo rischia di essere inutile, ma potrebbe provocare rabbia e frustrazione. Piuttosto, è importante che tu riesca ad intercettare delle situazioni in cui la tua persona del cuore agisce e si riconosce come forte, in modo da fargliele notare. Le puoi evidenziare anche dei momenti che non hanno a che vedere con il cibo. Ci sono persone che si abbuffano e che a livello lavorativo portano avanti progetti incredibili, oppure a livello relazionale riescono ad essere di grande supporto, o ancora, portano avanti imprese atletiche di grandissima portata. Questi sono esempi di circostanze in cui la persona agisce e magari si riconosce come individuo dotato di forza. È importante che, come se fossi un pennarello colorato, tu metta in evidenza questi momenti, facendo notare alla tua persona del cuore quanto è dotata di forza interna.

    L’altra componente indispensabile per rendere funzionale questo suggerimento pratico è trattarla come persona forte.
    Ti conduco indietro nel tempo per raccontarti di quella volta in cui scrissi un messaggio a mia sorella, in preda a uno dei miei tanti momenti di disperazione dell’epoca. Avendo alle spalle un passato di anni di disturbi alimentari, in cui ero in continua crisi emotiva, ero abituata ad avere mia sorella sempre a disposizione, a distanza di un messaggio. Le scrivevo per dirle che avevo bisogno del suo supporto, lei prontamente mi chiamava o mi rispondeva per iscritto. Mi ricordo che una volta le scrissi: “Ari, ho bisogno”, lei mi rispose “Angi, ora non posso, ci sentiamo stasera, ok?”. All’inizio rimasi di stucco, poi prese forma nella mia mente la consapevolezza che quel ora non posso era il segno che, per la prima volta, mia sorella si fidava del fatto che me la potevo cavare da sola. Esserci, per la tua persona del cuore, non significa avere un atteggiamento da pronto soccorso, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Puoi chiederle quali sono i momenti più critici e quali sono le situazioni in cui necessariamente è importante che ci sia qualcuno disponibile a supportare. Ma è utile anche farle capire che in certi momenti decidi di non esserci, non perché non ti importi abbastanza, ma perché hai fiducia che quel passo e quel momento possa attraversarlo con le proprie forze. È importante farlo in modo tale che la persona non si senta abbandonata, quindi, è vantaggioso spiegare cosa c’è dietro il tuo adesso non ci sono.
  2. Esponi la tua zona d’ombra. Dopo aver letto gli articoli di questo blog, la tua intenzione probabilmente è quella di creare un dialogo aperto con la tua persona del cuore rispetto a ciò che sta affrontando. Non è detto che sia pronta a farlo, ma quello che tu puoi fare è creare un momento di apertura e di reciproca vulnerabilità. Mi è stato chiesto di spiegare quanto sia profonda la vergogna collegata alle abbuffate. Spiegarla a parole è difficile perché è una vergogna viscerale, che proviene dal profondo. Spesso scaturisce dalla sensazione di dover accompagnare fuori nel mondo una persona, se stessi, di cui in quel momento non si va per niente orgogliosi. Chi si abbuffa ha l’illusione che nessun altro ha qualcosa di altrettanto grave di cui vergognarsi. In sintesi, si illude di essere l’unica persona ad avere una zona d’ombra, o perlomeno una zona d’ombra così profonda. In realtà ogni essere umano ha una zona d’ombra. La zona d’ombra è quel lato di noi stessi che non vorremmo mai far vedere a nessuno. Per alcuni la zona d’ombra è la propria parte egoista, per qualcun altro è la propria parte irascibile, indecisa o debole. La zona d’ombra di chi si abbuffa è la parte di sé non in grado di controllarsi a pieno.
    Per supportare chi è nel labirinto delle abbuffate e per creare un dialogo aperto è importante che tu riesca a mettere in luce la tua zona d’ombra, ad esporla e a renderla visibile all’altra persona. Non potrai essere di supporto mostrando solamente lo splendore delle tue zone di luce. Questo non significa fingere fragilità che non ci sono, o accentuare le proprie debolezze, ma vuol dire essere consapevoli e aperti rispetto alle proprie zone d’ombra. Comporta la costruzione di ponti comunicativi che non sono più soltanto basati su frasi come “io fossi in te farei in questo modo”, ma anche su affermazioni come “sai, davanti ai tuoi silenzi a volte mi sento debole e impotente e questo mi fa provare rabbia”. Costruire ponti significa aprire un dialogo su ciò che della propria vita o del proprio atteggiamento si sta cercando di cambiare e che si fa fatica a modificare. Comporta saper dire “vorrei smettere di fumare, eppure non ci riesco”, oppure “sai, mi ero proposta di andare a trovare i miei genitori senza arrabbiarmi e invece sono caduto di nuovo in quella trappola”, “vorrei riuscire ad allenarmi periodicamente e invece non riesco a farlo”, “c’è un aspetto di me che odio tantissimo e che ancora non riesco a cambiare”.
    Realizzare ponti significa trovare punti di incontro. A volte i punti di incontro si trovano nei momenti di soddisfazione e realizzazione, altre volte i punti di incontro si trovano nella propria vulnerabilità. Ti chiedo di identificare la tua zona d’ombra e di chiederti se sei disponibile ad esporla. 

Aggiungo ai tre suggerimenti pratici anche un bonus, una condizione necessaria affinché queste indicazioni possano essere attuate.

Chi è dentro le abbuffate e lavora duro per uscirne ha bisogno di essere amato anche nel processo.

Si tratta di persone tendenzialmente perfezioniste. Come abbiamo esplorato nell’articolo Chi si abbuffa è spesso perfezionista, il perfezionismo è un’attitudine mentale volta all’eliminazione completa di qualsiasi errore. Questo atteggiamento mentale comporta che  queste persone tendono a fornirsi solo di amore condizionato, cioè amore che sussiste solo in presenza di determinate condizioni esterne. La convinzione nella loro mente è: potrò amarmi quando avrò trovato un modo per non abbuffarmi e per avere un certo tipo di fisico. La cosa più importante che tu possa fare per aiutare una persona che presenta questo mindset è dare amore nel processo e non solo al raggiungimento del traguardo. A volte per queste persone ricevere amore incondizionato nel processo e non solo nel traguardo sarà così tanto una novità che proveranno in tutti i modi a respingerlo o faranno di tutto per metterlo alla prova. Ma se intendi farlo, rimani a fornire amore nel processo e non solo al traguardo. 

È fondamentale per me, in questo percorso formativo che stai affrontando, attraverso la lettura di questi articoli, che tu capisca non solo quanto le abbuffate siano terribili, ma anche che ti renda capace di essere tra le poche persone che possano capire davvero quanto sia glorioso ogni singolo successo collezionato dalla tua persona del cuore. Saprai festeggiare come nessun altro quella gioia, perché hai accettato di conoscerne le abbuffate e, quindi, sarai in grado di riconoscere davvero i successi.

Le informazioni riportate sono frutto della mia esperienza personale di cui parlo nel libro Tanto domani non mangio, disponibile su Amazon, in versione Kindle e cartacea.

Nei precedenti articoli ti ho mostrato le difficoltà, i momenti di crisi e gli ostacoli che caratterizzano l’esperienza di chi è all’interno del labirinto delle abbuffate. Adesso conosci sia gli aspetti più intuitivi che quelli meno intuitivi. Hai imparato quali sono gli elementi distintivi di un’abbuffata; hai scoperto quali sono le tipologie di restrizioni applicate frequentemente da chi si abbuffa; hai compreso come si inserisce e agisce il mindset del perfezionismo nella dinamica delle abbuffate e hai scoperto i punti critici del rapporto che queste persone instaurano con il proprio corpo.

Oggi esploriamo un altro terreno: quello delle conquiste.

Fortunatamente ed evidentemente dalle abbuffate è possibile uscirne, anche se il processo non è semplice.

Il percorso di uscita dalle abbuffate è costellato da una serie di momenti vittoriosi, che devono essere riconosciuti e celebrati.

Pongo l’attenzione su questo aspetto perché molto spesso le conquiste di chi viene fuori dalla dinamica del binge eating non sono facilmente riconoscibili e quindi non sono semplici da mettere in evidenza, da supportare e da festeggiare.

Anzi, a volte le conquiste possono essere trattate con un atteggiamento critico e ricevere delle osservazioni dall’esterno che vanno in direzione opposta rispetto alla celebrazione. 

Nelle prossime righe ti indicherò cosa puoi fare e qual è il tuo ruolo nella celebrazione dei traguardi. A questo proposito, spero che, come ti ho suggerito nello scorso articolo, tu abbia iniziato ad instaurare un dialogo di scambio reciproco e di apertura su questo tema con la tua persona del cuore. Prima di portarti alla scoperta delle conquiste, aggiungo alcune indicazioni utili per te nel portare avanti questo scambio. 

Innanzitutto, non forzare i tempi. Se la persona non è pronta a parlarne direttamente, aspetta, oppure proponile l’uso di altre vie di comunicazione, come la scrittura: per qualcuno potrebbe essere molto più immediato scrivere piuttosto che parlare. 

Inoltre, ti chiedo di non forzare la profondità della conversazione. Questo perché parlare del rapporto con il cibo è molto complesso per chi si abbuffa. Spesso, infatti, sono persone che hanno un passato disseminato di esperienze negative a riguardo, in cui, quando sono riuscite ad aprirsi, hanno ricevuto risposte come: “Ma dai! Ne fai una questione troppo importante!” oppure “Non so come tu faccia a non smettere di mangiare!”. Lascia che la persona si spinga nel dialogo al livello di profondità e intimità che desidera. Adotta l’atteggiamento di chi esplora un ambiente che non conosce ma che rispetta, come quando si entra in un edificio sacro di una religione a cui non si appartiene, ma che comunque ci si sente di rispettare.

Se senti il desiderio di emettere un giudizio, sappi che è del tutto normale. Tuttavia, è funzionale fermarti, notare quella tua spinta interna e lasciarla andare, in modo che quel giudizio non influenzi la tua comunicazione. È anche possibile che tu avverta una spinta interna a dare un consiglio. Se pensi che possa essere un ottimo consiglio, prima di darlo puoi chiedere alla persona se vuole riceverlo e soprattutto se gradisce riceverlo in quel momento, o al contrario se sarebbe meglio parlarne in un’altra situazione.

Dopo questi suggerimenti, possiamo addentrarci nel terreno delle conquiste. Ho la fortuna di poterne parlare perché in prima persona sono uscita dal labirinto delle abbuffate e non solo, ho assistito e assisto, giorno dopo giorno, molte persone che riescono a venirne fuori.

Le conquiste possono essere suddivise in 3 grandi gruppi (più un bonus):

  1. Mangiare di più, regolarmente. Questa prima tipologia di conquista riguarda il riuscire a mangiare più cibo durante i pasti oppure il non saltare più i pasti. Perché questa è una vittoria?
    Ricordo che, quando mi abbuffavo regolarmente, nelle successive 24-48h mi alimentavo con poco o nulla, cercando di allenarmi il più possibile: questo era il mio modo per compensare le ingenti quantità di cibo ingurgitate. Mi ricordo che le persone mi chiedevano come riuscissi a saltare così spesso i pasti. La risposta era nelle 10.000 calorie ingerite nelle ore precedenti, che mi tenevano effettivamente sazia per un bel po’. Adesso capisco la loro domanda: da quando mi alimento in maniera più regolare, non riesco più a non mangiare per così tanto tempo e se devo farlo ne percepisco la difficoltà. Ecco che, mettendo in luce questa dinamica, la difficoltà a saltare i pasti e la difficoltà a restringere molto è una conquista da celebrare. Lo evidenzio perché non è un aspetto che solitamente viene celebrato dalla nostra società, anzi, a volte può essere oggetto di giudizi e commenti critici. Ad esempio, se una persona che non ha mai fatto colazione, inizia a farla, qualcuno potrebbe osservare: “Eh! Hai visto? Non ce l’hai fatta più a seguire la dieta come prima, dove è finita la forza di volontà?”. In realtà, quella persona sta finalmente facendo colazione perché la sera prima non si è distrutta ingurgitando qualsiasi tipo di cibo. Quella colazione è una conquista, non una debolezza. È una vittoria anche ordinare il dessert al ristorante perché potrebbe essere frutto della fiducia e della consapevolezza che quel dolce non condurrà ad una abbuffata che si svolgerà a casa. Non riuscire a restringere è una conquista, ed è una conquista da celebrare.
  2. Riuscire a cambiare programmi che riguardano il cibo in maniera piuttosto veloce. Ricordo che, quando mi abbuffavo e di conseguenza decidevo che nelle ore successive avrei digiunato, per me era fondamentale sapere come si sarebbe svolta l’alimentazione nelle giornate successive. Stabilire un programma alimentare e ripercorrerlo mentalmente era un tentativo per me di recuperare, almeno in parte, la situazione. Ad esempio, pensavo: “okay, all’ora di pranzo prendo solo un caffè, poi stasera torno a casa, bevo un tè e dormo”. Ripetevo nella mia mente questo film, che ancora si doveva svolgere, per decine di volte. Ripeterlo mi dava un’ illusione di controllo. Perciò, qualsiasi invito imprevisto, come quello di un’amica che mi dicesse: “Angi, visto che siamo fuori ti va se ci fermiamo a mangiare qualcosa?” mi gettava nel panico. Non potevo discostarmi dal programma fatto, non potevo cambiare il film che stavo ripetendo nella mia mente, perché quel progetto era l’unico appiglio che avevo dopo un’abbuffata. Poter rispondere “sì” ad una cena improvvisata è una conquista da celebrare, ricordalo!
  3. La capacità di saltare gli allenamenti. Anche questa terza tipologia di conquista è da evidenziare, perché non è qualcosa che la nostra società solitamente celebra. Ricordo che, per me l’unica attività che alleviava in parte la disperazione di un’abbuffata agita era l’idea di poter poi andare a correre. È successo rarissime volte nel corso di tanti anni che la mattina dopo mi fosse impossibile allenarmi, poteva impedirmelo solo un infortunio oppure lo stare davvero troppo male per il cibo ingerito la notte precedente. Gestire il post abbuffata senza sport per me era la definizione di inferno. Invece, quando una persona arriva a darsi il permesso di saltare un allenamento senza che questo provochi una sofferenza intollerabile, significa che sta riacquisendo fiducia e sta lavorando sul rapporto che ha con il proprio corpo e con il cibo. Il fatto che una persona si dia il permesso di non allenarsi è una conquista da celebrare. 

Ecco il bonus. La conquista più ricercata: la non-abbuffata. La non-abbuffata è ritornare da una cena a buffet senza la voglia di vomitare e scomparire dal mondo perché si è ingerito troppo cibo. La non-abbuffata è fare la spesa e compare ciò che è utile per nutrirsi e non ciò che serve per farsi del male la sera. La non-abbuffata sono tutte quelle situazioni in cui in passato si sarebbe ricorso al cibo e invece si riesce a non farlo. 

Giorni fa ho ascoltato la testimonianza di una persona che ha fatto per tanto tempo uso di sostanze stupefacenti e ne è fuori da 5 anni. Ogni singolo anno, i suoi genitori, la portano a cena fuori a festeggiare l’anniversario di questa conquista. Pensa che gesto potente: quei genitori invece di rimproverarla per ciò che è stata, festeggiano con lei ciò che non è più. 

Allora a questo punto ti chiederai: qual è il tuo ruolo in tutto questo?

Anche in questo caso, sei tu a conoscere la tua persona del cuore e a sapere se desidererebbe essere celebrata nelle sue conquiste oppure preferirebbe di no. 

Intanto, però, puoi iniziare a considerare le conquiste come tali e non pensare che un tiramisù preso al ristorante sia un brutto segno o sia qualcosa da far notare in tono di critica. 

Oltre a ciò, potresti provare a suggerirle delle celebrazioni e dei festeggiamenti periodici delle sue conquiste

Inoltre, se fate questo viaggio insieme, nei momenti in cui è scoraggiata e pensa di non farcela o di non fare abbastanza, potresti ricordarle di tutte le abbuffate che è riuscita ad evitare fino a quel momento. Ricorda, la tua persona del cuore è probabilmente perfezionista, questo mindset la porterà nel processo a notare sempre tutto ciò che, secondo i suoi parametri, ancora “non fa bene” o “non fa come vorrebbe”.

Invece, tu che noti le sue conquiste da fuori, puoi fungere da promemoria di ciò che è stata, di ciò che sarà e di ciò che vuole essere. So che ti sto proponendo un incarico molto importante, ma se sei arrivato a leggere questo articolo, e se nel tuo bagaglio inizia ad esserci sempre meno la tendenza a giudicare, in tutta probabilità sei anche pronto per questo nuovo compito.

Le informazioni riportate sono frutto della mia esperienza personale di cui parlo nel libro Tanto domani non mangio, disponibile su Amazon, in versione Kindle e cartacea.