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Come puoi stare vicino alla tua persona del cuore nel momento più delicato in assoluto, ossia il giorno dopo una ricaduta nelle abbuffate? Come si può stare vicino a una persona sostanzialmente inavvicinabile? Lo scopriamo in questo articolo.

Il fine dell’articolo è quello di farti conoscere la realtà delle abbuffate in modo da poter essere d’aiuto a te o magari a una persona a te vicina. In questo articolo non si trova la spiegazione del mio metodo per uscire dalle abbuffate, questo non è il contesto adatto per spiegarla perché necessità un inquadramento più ampio.
Se quello è ciò che ti interessa, c’è il mio libro TANTO DOMANI NON MANGIO, lì trovi la metodologia che come coach uso per far sì che chi ne soffre possa uscire dal labirinto delle abbuffate. Se è di questo che senti la necessità, è lì che troverai la risposta. Anche in fondo all’articolo trovi il link per acquistarlo.

Le ricadute sono un momento tremendo, in cui la tua persona del cuore rischia di perdere la speranza. 

Che cosa sono le ricadute nel contesto delle abbuffate? 

In altri contesti è molto più semplice definire una ricaduta. Quando stavo mettendo a punto il mio metodo per supportare le persone nell’uscita dalle abbuffate, mi sono spesso trovata a studiare dei testi riguardanti la gestione di altri tipi di dipendenza, come la dipendenza da gioco d’azzardo e da alcol. In America, sono molto diffusi i gruppi degli alcolisti anonimi, che hanno un sistema: tutte le volte che la persona riesce a sostenere un lungo periodo di tempo di astinenza, in cui non c’è nessuna ricaduta, le vengono consegnati dei gettoni. Ci sono dei gettoni per le ventiquattro ore di astinenza, per una settimana, per un mese, tre mesi, sei mesi, nove mesi, un anno e così via. Definire la ricaduta, quando una persona si sta portando via dalla dipendenza da alcol è molto semplice. La ricaduta è costituita da tutti quei momenti in cui la persona, sotto qualche forma, assume alcol. 

Il concetto di ricadute nel contesto delle abbuffate è più ostico da comprendere. Uno degli errori più comuni che vedo fare è confondere per abbuffate i momenti in cui la persona non segue un regime alimentare ferreo. In realtà non è così. 

Uno dei tuoi ruoli può essere quello di far notare alla tua persona del cuore che, quello di cui ha fatto esperienza, non è un’abbuffata. Ti spiego.

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del mindset del perfezionismo, che solitamente caratterizza chi si abbuffa. Questo comporta che nelle abbuffate non esiste una modalità intermedia: vige un regime alimentare rispettato alla perfezione oppure la completa assenza di controllo. Quindi, le prime volte in cui la persona si trova in una situazione intermedia, a vivere una di quelle giornate che io definisco mediocri dal punto di vista alimentare, rischia di etichettare quei momenti e quelle giornate come delle ricadute. 

Ad esempio, una situazione in cui la persona voleva mangiare solo un piatto di pasta, ma poi oltre alla pasta, ha mangiato anche una fetta di pane e una porzione di torta, è una ricaduta? No. È solo un momento in cui si è mangiato di più di quanto pianificato, oppure in cui si è mangiato di più di quanto si sarebbe voluto. Ma questo non rende quel momento una ricaduta. 

La ricaduta avviene nel momento in cui, in una situazione del genere, dopo quel pasto più abbondante del solito, ci si chiude in cucina fino a farsi del male fisico attraverso il cibo. 


Ti racconto di una ricaduta che ho avuto. 

Sono in un monolocale che ho affittato a Firenze come soluzione provvisoria alla fine della relazione da cui sono appena uscita. È un periodo della mia vita pieno di adrenalina, in cui lavoro tanto e corro tantissimo. Mi sento instancabile e invincibile. Noto anche che sto dimagrendo, il che non mi dispiace, ma non è l’obiettivo che ho in quel momento in mente. 

Se mi fermo ad ascoltarmi, so che sto nutrendo il mio corpo in maniera eccessivamente scarsa, ma quella sensazione di fame quasi mi piace. Mi rende ancora più eccitata e mi accompagna nelle giornate frenetiche senza darmi fastidio. Non c’è motivo che mangi di più, mi dico. Mi sbagliavo ovviamente.  

Una sera non riesco a prendere sonno, ho fame e sono agitatissima, come se avessi bevuto dodici caffè. Decido di ordinare una pizza, con una di quelle app grazie alle quali dopo soli cinque minuti la pizza è già a casa tua. Sopra alla pizza ci faccio mettere tutti gli ingredienti che mi vengono in mente. Mentre l’aspetto sento quel senso di impazienza strano e familiare. Non mi ci soffermo. Arriva la pizza, la divoro. Mi sazio, ma sento che potrei mangiarne altre dieci. In quel monolocale non c’è cibo, mi ci sono appena trasferita e sono sola. Allora decido di andare a dormire. Mi sveglio la mattina successiva con in testa solo due cose: la sensazione strana per aver mangiato una pizza molto farcita nel mezzo della notte, con la voracità di un leone e la voglia di mangiare ancora. Infatti, quel giorno mangiai tanto, in maniera disordinata e incontrollata.

Quella ricaduta è arrivata quando meno me lo aspettavo, quando mi sentivo felice, potente, soddisfatta di me e grata alla vita. È stata come uno schiaffo preso durante una risata, ha fatto malissimo

Ricordo di essermi rimessa in piedi per me e per tutte le persone che ancora volevo aiutare. 

Mi ero affamata. Troppo. Imparai la lezione e ripresi in mano le redini di me stessa e continuai ad andare avanti, fuori dalle abbuffate. 

In quell’occasione, nessuno lo ha mai saputo. In seguito, ci sono state altre occasioni in cui ho aperto un dialogo con persone fidate sulle mie ricadute.

Non so se la tua persona del cuore deciderà mai di parlarti delle sue ricadute oppure diventerai tu abile a riconoscere i segnali deboli di una ricaduta. I segnali deboli possono essere la scomparsa di grandi quantità di cibo dalla cucina, oppure un’improvvisa necessità di isolarsi o ancora, un repentino cambio di umore. In ogni caso, quello che puoi fare per starle vicino dopo una ricaduta è sintetizzato in questi dieci punti:

  1. Fai tu la spesa. Dopo un’abbuffata, l’ultima cosa che si vuole è dover stare in contatto con il cibo. Se hai modo, il giorno dopo alla ricaduta, occupati tu dei pasti. Non costringere nemmeno quella persona a sedersi a tavola con te se non sente di farlo, dalle modo di applicare le sue strategie. 
  2. Non sminuire. Non serve a niente, anzi, a volte aggrava la situazione. La ricaduta è il momento in cui la persona ha l’impressione di aver perso tutto. Lo so che per te da fuori non è così, ma i pensieri che attraversano la persona in quel momento sono pensieri catastrofici: ho rovinato tutto; allora significa che non ne uscirò mai; pensavo di aver trovato la strategia giusta, ma mi stavo solo illudendo; ecc.
  3. Aiutala ad adottare il mindset dell’infortunio. Aiutala a vedere la ricaduta come si vede un infortunio durante un allenamento. Immagina una persona che si sta allenando per la sua prima maratona. Ha un piano e lo segue. Una mattina come tante qualcosa va storto: esce di casa, inizia a correre, ma si fa male. Il suo allenamento ha una battuta d’arresto. Forse, il suo allenamento per un periodo non avrà miglioramenti o, addirittura, potrebbe tornare un po’ indietro rispetto a dove era. Tuttavia, quella persona non ha perso tutto il suo allenamento a causa dell’infortunio, a meno che non decida di abbandonare la causa. Tu puoi ricordare alla tua persona del cuore che ciò che ha subito è un infortunio, che rallenta ma non necessariamente annulla il lavoro fatto fino a quel momento.
  4. Gestisci con cura e attenzione il contatto fisico. Anche se la tua persona del cuore lo adora, in quel momento potrebbe preferire mantenere le distanze (ti ricordo, a riguardo, l’articolo Il corpo di chi si abbuffa, fa male, che trovi su questo blog). Non è detto che tu debba starle lontano, ma nota che effetto le fanno gli abbracci, ad esempio. Se mentre la stringi, tutta la sua muscolatura va in tensione, forse è il caso di terminare quell’abbraccio prima del solito.
  5. Preferire le chiamate audio alle videochiamate. Di solito, non si ama il contatto fisico e nemmeno il contatto visivo. Inoltre, evita sguardi troppo invadenti. 
  6. Non fare domande nel momento “caldo”. Potrete parlare della ricaduta, se la persona intende farlo, oppure puoi portare tu fuori l’argomento se sai di farlo nel suo interesse. Ma, evita di affrontare questo tipo di conversazione quando la persona è all’apice del dolore per il suo infortunio.
  7. Rimanda, se possibile, la presa di decisioni importanti al giorno successivo. Se c’è stata una ricaduta, lo stato emotivo della persona è fortemente compromesso. Se puoi, evita di farle prendere decisioni importanti perché quella persona rischierebbe di non essere lucida nella decisione presa.
  8. Chiedi se vuole rimandare eventuali momenti di socialità. Per il disagio provocato dal contatto visivo e fisico, si potrebbe preferite restare in una zona sicura. Non sempre una cena fuori o un evento festoso lo sono, perciò chiedi a quella persona, se possibile, cosa preferisca fare con gli impegni presi. Chiedi, non presupporre.
  9. Se quella persona è aperta al dialogo, ricordale tutte le non-abbuffate. Ossia, ricordale tutti i momenti passati in cui avrebbe potuto cedere allo stimolo di abbuffarsi, ma non lo ha fatto.
  10. Considera che, dopo una ricaduta, la persona può allontanarsi da te o diventare più brusca nei modi. In quei giorni non le è tutto concesso, ma tieni conto che il suo comportamento è frutto di emozioni come la colpa, la vergogna e la sofferenza. Per quanto possibile, cerca di comprendere che quel comportamento non è quasi mai messo in atto contro di te.

Questo è l’ultimo articolo relativo all’ultima puntata del podcast Le abbuffate dentro.

Nel primo articolo relativo alla prima puntata del podcast ti ho mostrato cosa sono davvero le abbuffate. Con le successive puntate del podcast e dei relativi articoli, i concetti si sono fatti sempre più profondi e sfaccettati.

Non si può ascoltare il podcast o leggere questi articoli senza aprire certi cassetti del proprio cuore e della propria mente. Per farlo ci vuole curiosità e coraggio. Complimenti per averne avuti.

Ti saluto con un messaggio che mi è arrivato circa un mese fa, che diceva così:

Ti ringrazio. Pensavo di essere preparato dopo tutti quegli anni di relazione con una persona che soffre per un rapporto difficile con il cibo, ma poi ho scoperto di conoscere solo superficialmente il mondo dei disturbi alimentari e ho imparato tantissimo già in poche puntate.

Quando ho ricevuto questo messaggio, ho pensato che, se anche questi articoli e il podcast, fossero arrivati solo a quella persona, ne sarebbe valsa la pena. Poi, in realtà, ho scoperto che ad ascoltare il podcast erano davvero in tanti. 

Non sono brava nei saluti. In fondo le abbuffate sono anche l’espressione della mia incapacità di smettere qualcosa, in quel caso di mangiare. Ho posticipato il momento in cui dovevo salutare il cibo, come adesso vorrei posticipare il momento in cui ti saluto. Ma, ho imparato che posticipare non migliora quasi mai le cose.

Allora salutandoti, ti ricordo che c’è il libro Tanto domani non mangio, l’altro mio podcast Realizzati dove puoi seguire tutti i miei progetti e questo blog, dove continueranno ad essere pubblicati nuovi contenuti. Infine, ti ricordo che su Instagram puoi sempre passare a salutarmi. Sarò felice di leggerti.

Le informazioni riportate sono frutto della mia esperienza personale di cui parlo nel libro Tanto domani non mangio, disponibile su Amazon, in versione Kindle e cartacea.